Da una sceneggiatura che ha dato l'impressione di essere stata improvvisata alla vigilia delle riprese, il film ha come protagonista una coppia di sposi divisa fra il parentado, l'assenza della moglie (che fugge e in tutto il film gli occhi del marito sono fondamentali) e dove emergono temi come il desiderio, la purezza, il tentativo (tramite gli zii del marito) di avere una sistemazione economica, la maschera della maschera (lo sceicco smascherato dalla moglie): i punti chiave degli 82 minuti de Lo sceicco bianco.
<<Voglio tornare a Roma >>. Il film inizia con la città eterna per spostarsi in un altro luogo, quello del desiderio, incarnato in Via 24 Maggio : << Dieci minuti e subito ci arrivate >>. Nella sceneggiatura non è presente il luogo di origine della coppia Ivan e Wanda; è un luogo immaginario, che non esiste: Altovilla Marittima. Da un luogo che si affaccia sul mare fino a tornare sul mare, su di una barca, dove il desiderio svanisce, rivelando la natura dello Sceicco, un donnaiolo oppresso dalla presenza della moglie; Wanda è una delle tante ragazze a cui viene promesso un amore da favola. Sono i luoghi marittimi, per la giovane sognatrice, a rivelarsi vacui: Ad Altavilla Marittima non c'è altro da fare, << gente volgare, dove i giovanotti non sanno nemmeno parlare >> , e nel fiume dove si getta non riesce nemmeno a farla finita.

La stanza di Wanda è il luogo dove sorge l'immaginario, dove ha inizio una vita parallela, quella del sogno, in cui i protagonisti dei fotoromanzi di Amore e fatalità, Raniero l'avventuriero e l'impersonificazione del sogno, Fernando Rivoli, iniziano a prendere forma. La neo coppia segue due sogni, due tipi di desiderio: il primo di tipo economico (per la sistemazione della famiglia stessa), Wanda di tipo amoroso, sognando un'altra "casa": pur essendo finalmente a Roma, Via 24 Maggio diventa (o dovrebbe diventare) la realizzazione del sogno. Nel momento in cui prende volto lo sceicco, il desiderio rimane lì, utopico, fantasmatico, non reale: Rivoli è un uomo di tutti i giorni (la vita di un personaggio dei fotoromanzi, tolta la maschera - o gli abiti di scena - è sposato e non libero come aveva fatto credere), non aderisce alla proiezione di Wanda. Lo sceicco dondola sull'altalena. Si manifesta alla sposina con un sorriso furbastro, oscillando sopra di lei e scendendo, con un salto, fino ad incontrare i suoi occhi.
I fili conduttori di questo sguardo felliniano sulla vita sono il volto di Ivan, disperato e bugiardo nel tentativo di giustificare l'assenza della moglie agli zii, inventandosi una febbre che non c'è; la protagonista Wanda, trasportata in un sogno onirico rivelatosi subito inesistente. Tornando nella realtà, viene riconosciuta subito dai parenti di Ivani, accogliendola.
Non c'è scandalo, non c'è tempo per le spiegazioni. L'incontro col Papa chiama, il marito accoglie Wanda
Nell'atto del fantastico, Wanda è lontana da tutti, ma una volta in cui tutto è reale, da una barca e dal suo gettarsi in un fiume si ritrova in Piazza San Pietro, luogo del desiderio del marito (sistemazione e protezione economica). Gli occhi la scrutano e subito la riconoscono, accogliendola nella propria vita, introducendola alla vita domestica, quella scelta con il matrimonio (qui luogo non solo del sacro, ma del profano).
Sogno, ritorno alla realtà, la realtà che sta per configurarsi: gli occhi di Ivan ora sono placati.Come i nostri, se fossimo stati presenti ad uno dei primi film di Fellini, il primo come regista da solo. Solo come noi, trasportati in sala 60 anni fa. Anche il nostro sogno inizia ed ha un luogo onirico ma il nostro, con la cinematografia di Fellini, tornando nel presente, è reale.
